Mostre

Germinazioni. I diari della terra

Giuseppe Carta

GERMINAZIONI. I DIARI DELLA TERRA

Eataly, Piazzale 12 Ottobre 1492, Roma

8 settembre 2017 – 30 settembre 2017

Continua la proficua collaborazione tra Giuseppe Carta e Eataly: la sua personale “Germinazioni. I diari della Terra”, dopo il grande successo riscosso lo scorso anno nello store di Milano, approda a Eataly Roma l’8 settembre. La mostra, ideata e organizzata da Arte Contemporanea Italiana in collaborazione proprio con Eataly, esplora il rapporto tra cibo, arte e natura attraverso circa trenta opere tra sculture policrome in bronzo e oli su tela, di medie e piccole dimensioni. Fino al 30 settembre ciliegie, limoni, fragole, uva, fichi e melograni, mele e pere diventano cibo per l’anima grazie alle opere iperrealiste di Giuseppe Carta. La cornice di Eataly permette un’immediata armonizzazione visiva e concettuale tra le opere ed i loro corrispettivi “commestibili”. Il cibo stesso è arte e il luogo che negli ultimi anni ha più di tutti valorizzato e diffuso nel mondo i migliori prodotti culinari italiani apre le sue porte all’arte di Carta, capace di suscitare una riflessione sull’incredibile varietà di prodotti gastronomici presenti nel nostro Paese e curiosità sulle potenzialità comunicative del cibo. L’arte può esplorare nuovi orizzonti e nuovi contesti perché, come afferma Carta, “si può decontestualizzare tutto ma non gli argomenti trattati, nel senso che un’opera d’arte, un cibo, un libro, un concetto o una pièce teatrale può essere presentato in ogni luogo e in ogni ora del giorno ma ciò non toglie la sua Essenza e la sua Natura”. Il rapporto dell’artista sardo con la natura è intimo e personale: dedito alla cura dei suoi frutteti sulle colline di Banari, ogni giorno ne osserva le piante, i fiori e i frutti cercando di coglierne anche le minime trasformazioni, ed è da qui che trae i suoi soggetti. In un’epoca in cui l’immagine del cibo è veicolata in maniera istantanea attraverso i social network, Carta condivide con la natura i tempi lunghi: per le sue tele adopera infatti una tecnica antica, la velatura, e per le sculture la fusione a cera persa che prevede lunghe fasi di modellatura, lavorazione e patinatura. La natura è celebrata attraverso la ricerca di un realismo più perfetto del reale. Come osserva lo chef Pino Cuttaia, padrino d’eccezione dell’iniziativa e autore dell’intervista all’artista presente in catalogo, “i limoni sono rugosi al limite del possibile, i peperoncini lucidi e vivaci, le ciliegie succose ed invitanti”. Ma, proprio perché realistica, la realtà rappresentata nelle opere è imperfetta: “Non sempre i tuoi soggetti sono ritratti nel momento di loro massimo splendore; ho visto ricorrere delle cipolle stanche, non più adatte ad essere consumate ma pronte per essere piantate di nuovo per dare nuovi frutti”, continua Cuttaia dialogando con l’artista. Carta non trascura nulla, nelle tele come nelle sculture: frutta e ortaggi sono rappresentati in ogni fase del loro corso vitale, dai momenti di massimo splendore e fulgore, fino a quelli di caducità e marcimento, perché crede “che non ci sia più bella cosa di un frutto maturo che ha nella sua pelle tutta la sua vita”. Accompagnano l’esposizione le composizioni musicali del maestro Antonio Manca, ispirate alle opere di Giuseppe Carta. Completa la mostra un catalogo edito da E20 Progetti che presenta, oltre all’intervista a Giuseppe Carta realizzata da Pino Cuttaia, un omaggio dello chef per questa particolare occasione: la ricetta di un suo famoso piatto, la Nuvola di Caprese.

Orti della Germinazione

Giuseppe Carta
ORTI DELLA GERMINAZIONE
Pietrasanta, Piazza del Duomo e Chiesa di Sant'Agostino | Forte dei Marmi, pontile
26 febbraio – 11 giugno 2017

Un peperoncino di 16 metri – immagine iconica e tradizionale, pop per la sua naturale cromia, sempre attuale e carica di simbolismi – emerge dal sottosuolo e si innalza verso il cielo. Con la sua superficie mossa da sporgenze e rientranze, cattura la luce e la diffonde nell’ambiente circostante inondandolo di suggestioni. È così, all’insegna della meraviglia, che la mostra “Giuseppe Carta. Orti della germinazione” accoglie il pubblico nella Piazza del Duomo di Pietrasanta. Dal 26 febbraio all’11 giugno 2017 l’ampia antologica raccoglie circa cento opere, tra sculture monumentali e non – in bronzo, marmo, alluminio e resina – e oli su tela, esposte nella già citata Piazza del Duomo, nella prospiciente Chiesa di Sant’Agostino e sul pontile di Forte dei Marmi. “Dalla pittura a olio, di cui è vertiginoso interprete attraverso una particolare forma di realismo – scrive il curatore Luca Beatrice – Giuseppe Carta affronta ora lo spazio pubblico dell’arredo urbano con la scultura di grandi dimensioni, confrontandosi con una delle piazze più suggestive d’Italia. I suoi peperoncini rossi, atterrati come alieni mansueti a Pietrasanta, riscaldano l’ambiente e il cuore. Più che mai il potere afrodisiaco dell’arte colpisce nel segno. La regia di Alberto Bartalini, eccentrico produttore di idee, arricchisce un allestimento onirico e surreale”. La personale è promossa da Arte Contemporanea Italiana e dal Comune di Pietrasanta ed è realizzata grazie all’attiva partecipazione e collaborazione della Fonderia Artistica Mutti Francesco, della GBC Marmi srl, de La Fenice Marmi srl e della Eurit srl. Concepita come un articolato e armonioso allestimento scenico, la mostra vede oltre alla curatela di Beatrice, l’orchestrazione registica di Alberto Bartalini. “La volontà – spiega Bartalini – è stata quella di trasformare gli spazi urbani in luoghi di germinazione di pensiero: frutta, verdura, peperoncini rossi e melagrane quali simboli di fertilità e impulso alle idee. Di grande stimolo per il mio lavoro è stato il connubio tra l’arte classica del luogo, la pittura e la scultura realista del Maestro Giuseppe Carta e il suo linguaggio pop, con le macro dimensioni delle opere.” Fil rouge del nucleo di lavori, come sempre in Carta, è la Natura: frutti e ortaggi sono ritratti tanto nei loro momenti di massimo splendore quanto in quelli di caducità, evoluzione e marcimento. La Natura, per l’artista, è sempre foriera di bellezza e di nuova vita anche laddove apparentemente la vita non c’è più. Nato in Sardegna, dove vive e crea le sue opere presso la sua Fondazione sulle colline di Banari, in provincia di Sassari, Carta non potrebbe mai prescindere dallo stretto rapporto con l’elemento naturale: in veste di contadino, ogni mattina, osserva tutte le trasformazioni che sono avvenute nei suoi terreni durante il giorno. Nella Piazza del Duomo germogliano quindi altri cinque peperoncini, piccanti simboli di prorompente vitalità e con essi il pensiero, le emozioni, la creatività. Sulla scalinata della chiesa, un asino d’alluminio in fremente tensione lancia il suo raglio. Una pera in marmo è un particolare omaggio al territorio che ospita l’esposizione: Giuseppe Carta ama il marmo per l’eleganza della materia che regala alle sue sculture trasparenze e velature, le stesse che raggiunge dipingendo le sue nature morte. I naturalistici ritratti della frutta e della verdura trasferiti nello spazio urbano prendono la consistenza della scultura, ma tornano a essere pittura all’interno della Sala dei Putti e del Capitolo della Chiesa di Sant’Agostino: qui infatti trovano spazio gli oli su tela, nature morte di commovente veridicità. Oltre ai prodotti della terra, antichi cristalli, preziosi tessuti e suppellettili sono riprodotti con sapienza attraverso l’antica tecnica della velatura. Sempre nella chiesa, sopra ai nove altari esistenti, il regista Bartalini colloca nove riproduzioni di alcune opere dell’artista costruendo un insieme di notevole spettacolarità. Ad accentuare la teatralità dell’installazione, al centro dello spazio ecclesiale sono raccolti diversi frutti in bronzo policromo e alluminio. L’evento si estende, infine, sul pontile di Forte dei Marmi: un’enorme melagrana dischiusa, da cui fuoriescono i chicchi succosi, diventa simbolo di prosperità e nuova vita. La scultura è stata creata nel 2012 come scenografia del Teatro del Silenzio di Andrea Bocelli a Lajatico in Toscana ed è poi divenuta simbolo dell’Andrea Bocelli Humanitarian Award. L’esposizione è da intendersi quale esito dell’eccellente percorso scultoreo compiuto da Carta che è stato più volte riconosciuto negli anni grazie a importanti installazioni realizzate proprio a Pietrasanta con la Fonderia Artistica Mutti Francesco, la Fonderia d’Arte Massimo del Chiaro e il laboratorio di scultura di Marco Giannoni. Si ricordano in particolare quelle proposte alla Biennale di Venezia, all’Euroflora di Genova, all’Expo Milano 2015 nei padiglioni Cina e KIP ONU, in Cina nelle grandi città di Chongqing e Chengdu e a Milano, dove il monumentale peperoncino esposto nel piazzale antistante l’ingresso di Eataly nel settembre 2016 sarà presto collocato in esposizione permanente. Un’ulteriore personale di Giuseppe Carta è inoltre prevista presso la sede di Eataly a Roma nella seconda metà del 2017, sempre in collaborazione con Arte Contemporanea Italiana. Completa la mostra un catalogo edito da E20 Progetti con testi di Luca Beatrice e Ilario Luperini.

Germinazioni. I diari della terra

Giuseppe Carta
GERMINAZIONI. I DIARI DELLA TERRA
Eataly, Piazza XXV Aprile, Milano
7 settembre 2016 – 28 settembre 2016

Per la prima volta, lo store del cibo italiano di alta qualità ospita nei suoi spazi una mostra d’arte figurativa che celebra i frutti della terra e del lavoro dell’uomo: limoni, uva, fichi e melograni, mele e pere, ciliegie e fragole ritratti in una ventina tra oli su tela e sculture in bronzo policrome che mettono in scena lo stretto rapporto fra cibo e arte, nutrimenti per il corpo e per l’anima. L’esposizione esplora, attraverso la pittura e la scultura, la biodiversità del nostro Paese, nel luogo che più di tutti, in questi ultimi anni, ha diffuso e valorizzato nel mondo i migliori prodotti che l’Italia offre. La sua pittura esplora da sempre l’intimità della natura, ritraendo frutti e ortaggi nei loro momenti di massimo splendore e potenziale vitale e nutritivo, ma anche nei momenti di caducità, evoluzione e marcimento. Carta non trascura nulla, consapevole della forza rigeneratrice che anche i frutti ormai deteriorati possono avere, ma soprattutto appassionato della loro bellezza in ogni sua fase. La scultura ha un ruolo altrettanto fondamentale nel corpus del suo lavoro. A testimoniarlo è l’imponente peperoncino in bronzo policromo che in occasione della mostra è collocato nello spazio antistante all’ingresso di Eataly: Capsica Red Light, questo il titolo dell’opera, con le sue grandi dimensioni (4,5 metri di altezza) e la sua immagine iconica e tradizionale, pop per la sua naturale cromia, sempre attuale e carica di simbolismi tipicamente italiani, introduce perfettamente al connubio, poi svelato all’interno, fra arte e cibo. Il rapporto di Giuseppe Carta con la natura si traduce in una vera e propria celebrazione, in una ricerca di un realismo più perfetto del reale o forse, proprio perché reale, imperfetto.

Trasparenze dipinte

Giuseppe Carta
TRASPARENZE DIPINTE
Museo dell’Arte Vetraria Altarese
18 luglio 2015 – 19 settembre 2015

TRASPARENZE DIPINTE è la rassegna delle opere di Giuseppe Carta, che il Museo dell'Arte Vetraria Altarese propone in concomitanza con Altare Glass Fest. Presentata da Mariateresa Chirico la mostra espone la raffinata pittura dell'artista sardo, un affascinante viaggio attraverso il mondo del vetro fissato, con maestria straordinaria, sulla tela in oli anche di grande formato.

La natura morta è l'oggetto privilegiato della ricerca di Giuseppe Carta, che, forte di una tradizione secolare, sonda con attenzione quasi maniacale la realtà che lo circonda, cogliendone i più minimi dettagli e mettendo in evidenza le specificità dei singoli materiali.

La luce e il suono

Giuseppe Carta
LA LUCE E IL SUONO
Fondazione Stelline Milano
18 dicembre 2014 – 11 gennaio 2015

LA LUCE E IL SUONO ripercorre le tappe della carriera dell’artista sardo, in particolare l’ultimo ventennio di attività, attraverso l’approfondimento dei temi che egli utilizza nella sua ricerca: gli intimi legami che esistono tra suono, luce, musica e colore.

Protagonisti delle sue opere sono serie di elementi di uso comune dal sapore antico, come svariati tipi di bicchieri e calici, oppure cesti, mele, agrumi, grandi zucche o ancora libri, antiche tovaglie poggiate su vecchi cassettoni, oggetti che egli indaga attraverso l’utilizzo sapiente della luce e del suono. La luce è un elemento fondamentale, capace di dar vita alla scena,  e costruisce un senso generale ogni volta diverso, che sia di realizzazione, di precarietà, di presenza e altro ancora, mentre il suono è perfettamente espresso attraverso il concetto di sinestesia: le sue opere sono pervase da una “luce musicale” che deriva dalla passione e dalla profonda conoscenza in campo musicale dell’artista.